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AMUT Ecotech a Ecomondo

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Antonio Morona di AMUT Ecotech srl (sito ufficiale) illustra vantaggi e prospettive delle tecnologie di trattamento dei rifiuti per la filiera dell’imballaggio, in Italia e all’estero, presentate a Ecomondo 2017.

Quale vantaggio diretto o indiretto ritenete che la vostre tecnologie porteranno alla filiera del packaging? Il nostro motto “noi chiudiamo il ciclo”, nel senso che il gruppo AMUT con le sue divisioni interne è in grado di dare una risposta tecnologica per chiudere il ciclo di vita dei materiali, partendo da un prodotto di scarto con le prime linee di selezione dei vari polimeri dal rifiuto urbano. Segue un secondo livello tecnologico per la lavorazione specifica dei prodotti preselezionati per il lavaggio, il riciclaggio, la triturazione; infine le tecnologie per trasformare le materie plastiche secondarie in prodotti finali, in contenitori per uso alimentare, industriale, prifli, tubi, serramenti, edilizia. Per altri materiali quali carta e cartone non abbiamo ancora la possibilità di chiudere il cerchio tecnologico dagli RSU ai nuovi manufatti. Tuttavia abbiamo impianti all’avanguardia per la selezione dei cellulosici, del vetro (per quest’ultimo siano in grado di consegnare ‘pronto forno’), per il legno (impianti per trasformarlo in combustibile), ed anche sul materiale di scarto finale (combustibile solido di alta qualità) dal rifiuto urbano misto o dal riciclo delle plastiche,

Le macchine di lavaggio fino a che punto riescono ad eliminare impurità e inquinanti per garantire plastiche secondarie idonee alla preparazione per il riciclo? Esiste una classificazione della qualità dopo i lavaggi nel vostro settore? AMUT è leader internazionale: abbiamo risposte diverse in termini di livello di purezza dei materiali alla fine della linea. Partiamo dagli scopi più basilari come quelli relativi al riutilizzo industriale dei prodotti ottenuti ma anche nel settore del ‘bottle to bottle’ e nel campo alimentare. Il livello di impurità che possiamo garantire arriva al di sotto anche delle 20 parti per milione. C’è una classificazione della qualità e riusciamo a rispondere a vari livelli, a partire da quella iniziale e in funzione del tipo di prodotto; questo grazie anche a partner ed anche su materiali estratti da discariche, soprattutto sulle materie plastiche, alle quali riusciamo a dare realmente una seconda vita. Oggi l’Europa si conferma l’area mondiale più evoluta a livello mondiale nel recupero di materie prime, con territori che arrivano a recuperare anche l’80% del rifiuto intercettato dagli RSU ma anche la Cina sta aumentando sensibilità ed interesse in questa direzione. Insomma il mercato del futuro c’è ed è molto consistente.

Il settore delle plastiche di riciclo è un comparto difficile per la varietà dei materiali e la leggerezza. Quali sono le sfide che in questi ultimi anni siete riusciti ad affrontare e superare?

Riguardano la qualità dei materiali in uscita, la leggerezza degli imballaggi che richiede macchine sempre più sensibili: aumenta la quota del flessibile che crea non pochi problemi agli impianti. A questo problema abbiamo dato risposte specifiche con sistemi che bypassano gli impianti esistenti di tutto quel flusso di materiali leggeri che crea problemi mentre per loro abbiamo ideato macchine specifiche per i leggeri capaci di intercettarli; vagli balistici di grandi dimensioni; e soprattutto puntiamo alla qualità dei prodotti finali, ed è un aspetto premiante perché garantisce il reale riciclo senza creare ulteriori scarti e un effettivo riciclo. Molti step di termine linea, a livello italiano ma anche europeo, mostrano ancora percentuali importanti di materiali da recuperare.

Quali parametri suggerite di considerare attentamente a chi si accinge a scegliere linee complete per il trattamento della frazione plastica degli RSU? Fondamentalmente tre: la qualità del prodotto finale perché oggi non conviene investire poco su questo aspetto perché poi il prodotto non trova sbocchi sul mercato. Vince chi investe sulla qualità. Poi, la flessibilità, perché il materiale cambia stagionalmente, nel periodo di normale esercizio di un impianto. Infine è importante dare impianti affidabili, perché oggi si richiede alta frequenza di utilizzo, altissima, e il numero di ore annue sta crescendo sempre di più, determinante pe ri piani di investimento.

Quanto incide sul vostro fatturato il settore delle materie plastiche e quali previsioni fate per questo comparto? Vi aspettate un aumento della domanda per tali impianti? E’ il settore principali, siamo leader. Dal 1958-60, da quando abbiamo iniziato a produttore i primi estrusori. Oggi abbia macchine per lavorare materiali anche diversi dalle plastiche e per produrre manufatti a base di polimeri. Lavoriamo sul rifiuto urbano misto, su carta, su vetro, su biomasse, su frazioni in grado di diventare combustibili di alta qualità con poteri clorici interessante, pe evitare che finisca in discarica e per evitare di produrre residui solidi, cioè ceneri, e gassosi di difficile gestione. Questo principio ha guidato e guida tutt’oggi la nostra espansione e differenziazione. Molti dei principi applicati alle materie plastiche li ‘esportiamo’ in settori fino a ieri più arretrati.

Il problema dei rifiuti plastici marini potrebbe trovare nelle vostre tecnologie adeguate risposte tecniche ed economiche? Non siamo stati toccati da questo tema, che rimane serio e di dimensioni abnormi, soprattutto per l’Est asiatico ma che sta emergendo in Sudamerica, dove abbiamo avuto esperienze dirette significative a livello di bonifica di siti inquinati, quali fiumi a tutt’oggi pericolosi per comunità popolose. Comunque in futuro questo tipo di riciclo dovrà essere preso seriamente in considerazione. Stiamo analizzando i campioni per capire la composizione di queste frazioni particolari. Ci sono problemi nuovi su questa tipologia di materiali.

Autore: Luca Maria De Nardo

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