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Banda stagnata

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Logo RicreaIT Banda stagnata – UK Tinplate – F Fer blanc; fer étamé – D Weiß blechE Hojalata

E’ un lamierino di ferro a basso contenuto di carbonio, di spessore variabile a seconda degli usi (utensili, oggetto e imballaggi), rivestito di stagno su uno o su entrambi i lati per renderlo compatibile con il contatto alimentare. Lo strato di stagno, infatti, non solo impedisce l’ossidazione del ferro e la conseguente migrazione di ossidi nell’alimento, ma risulta molto stabile: la protezione infatti è lunga nel tempo e risulta difficilmente attaccabile dai componenti degli alimenti. I primi esempi di banda stagnata rislagono al Medioevo, nelle città tedesche di Norimberga e di Wunsield che si contesero a lungo il brevetto per produrre banda stagnata. Francesi e inglesi tentarono a lungo di conoscerlo, ma solo gli inglesi vi riuscirono e nel giro di 130 anni, dal 1750 al 1885 diventarono i principali produttori mondiali con 97 fabbriche su 131 esistenti verso la fine del secolo XIX. Fino ad allora la banda stagnata veniva utilizzata per produrre piatti, boccali, scodelle, grattugie, imbuti, colabrodo, annaffiatoi, lanterne, banderuole e brocche. L’utilizzo invece come imballaggio iniziò alla fine del ‘700 ad opera dell’inglese Bryan Donkin: questi, sfruttando l’assenza di brevetti da parte di Nicolas Appert, applicò il metodo di trattamento termico e conservazione a contenitori in banda stagnata. Nel 1812 e nel 1817 furono fondate a New York e a Boston due fabbriche di alimenti conservati in contenitori in banda stagnata acquistati in Europa. Nel frattempo iniziò a diffondersi, sia in Europa sia in Nord America, anche l’uso di banda stagnata per contenitori non a tenuta, come  cofanetti per biscotti e caramelle e portasigarette. Le due guerre mondiali diedero un forte impulso all’industria dell’imballaggio metallico. Dal 1950, grazie alla rapida diffusione del sistema di vendita della grande distirbuzione, iniziò invece la produzione di massa come imballaggio metallico per uso alimentare e non alimentare ad alta prestazione (alta tenuta e lunga shelf life dell’alimento) mentre le applicazioni storiche si facevano sempre più rare e di nicchia. La banda stagnata per imballaggio, di spessore compreso fa 0,15 e 0,5 mm, si produceva anticamente per rimmersione in bagno di stagno liquido. Oggi il sistema più efficiente (per rapidità, massima prestazione con minor uso di stagno e monor costo) è quello elettrolitico. Il processo, perfezionato durante la Seconda Guerra Mondiale negli USA proprio per risparmiare stagno, avviene oggi a ciclo continuo (nastro di acciaio che scorre in vasche in serie contenenti un anodo di stagno). Il nastro passa poi sotto rulli che permettono la fusione, seguono le fasi di raffreddamento e di brillantatura, quest’ultima per togliere l’opacità del rivestimento. In molti casi, la protezione nel contatto alimentare viene ulteriormente elevata applicando vernici organiche (resine epossidiche).

Fonti: Ricrea-Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio

Leggi anche: Fernet-branca, tradizione e modernità

Autore: Luca Maria De Nardo

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