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Che il pesce contenga pesce!

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“Ognuno di noi mangia 12 chili di sostanze chimiche ogni anno” è la denuncia di Silvio Greco,  presidente del Comitato scientifico di Slow Fish, pronunciata al Laboratorio dell’acqua ‘La pesca avvelenata’ di Slow Fish, 7a fiera internazionale della pesce e del consumo ittico sostenibile dal 14 al 17 maggio 2015 al Porto Antico di Genova. Il Laboratorio è stata l’occasione per discutere con biologi, ecologi e scienziati provenienti da tutto il mondo lo stato degli inquinanti nelle nostre acque, il loro impatto sulle specie ittiche e capire meglio il rischio alimentare connesso.

Slvio Greco a Slow FishTra le minacce principali i metalli pesanti, le sostanze chimiche, le plastiche e microplastiche, ma anche le sostanze mediche e quelle dedicate alla cura del corpo. Non tutti gli inquinanti comunque vengono dall’uomo, non direttamente almeno: ogni volta che si sviluppano grandi masse di alghe infatti si generano tossine potenzialmente pericolose. Ma sono le dispersioni nell’ambiente a favorire queste proliferazioni periodiche. L’impatto degli inquinanti è una frontiera abbastanza inesplorata, se si considera che le leggi nazionali e comunitarie riguardano solo un ristretto numero di sostanze.

"OLYMPUS DIGITAL CAMERA         "Scarso è il monitoraggio, mancano anche le conoscenze degli effetti di elementi chimici su ambiente e creature viventi, incluso il fisico umano. Su questo interviene il progetto EcsafeSeafood, coordinato dall’Istituto portoghese di mare e atmosfera (IPMA) attraverso la voce di Antonio Marques: “Con questa iniziativa vogliamo da un lato verificare la percezione che la gente ha di rischi e benefici collegati al consumo del pesce in diversi paesi europei, dall’altro dimostrare che incentivare la ricerca è il primo passo di qualsiasi percorso positivo su questa materia.”
I risultati raccolti finora, confermati dall’Associazione dei Medici per l’Ambiente (ISDE) rappresentata da Silvana Galassi, sono consolanti: per quanto riguarda le sostanze regolamentate, i pesci commercializzati contengono inquinanti in misura molto inferiore ai limiti di guardia, e il rapporto tra il rischio e i benefici di una dieta che includa il pesce è ancora tutto al positivo. Il livello di attenzione deve rimanere comunque alto: gli organismi che si trovano più in alto nella catena trofica, vale a dire i grandi predatori (soprattutto pesci spada e tonni) e gli esseri umani sono molto più a rischio; lo stesso si può dire dei pesci molto grassi. Le statistiche si capovolgono invece quando si guarda alle cosiddette specie dimenticate: molti pesci azzurri, in particolare le alici, sono i più ricchi di omega 3 e i meno colpiti dagli inquinanti. (testo tratto da informazioni dell’ufficio stampa di Slow Food a cura di Elisa Virgillito)

Autore: Luca Maria De Nardo

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