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Chilometro zero; km 0

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La dizione si riferisce genericamente a prodotti artigianali o industriali, perlopiù alimentari, ottenuti da coltivazioni o trasformazioni molto vicine ai luoghi di distribuzione e di consumo. Con questa espressione si vuole sottolineare il beneficio ambientale, sociale ma anche economico derivante da una filiera corta: riduzione dei costi di trasporto, riduzione delle emissioni derivanti dalla logistica di prossimità, contenimento dei prezzi al consumo grazie al taglio dell’intermediazione commerciale, alleggerimento di pesi e volumi di imballaggi a perdere, valorizzazione di produzioni locali e-o tipiche, sostegno alle piccole imprese locali. Il Codice del Consumo (D.Lgs.206/2005) non riporta l’espressione ma contiene a livello generale e astratto dei profili mediante i quali è possibile delineare un prodotto che, se posto sul mercato, deve possedere oggettive caratteristiche pubblicizzate, di natura e origine. Il Codice fornisce una fonte di tutela al consumatore contro dichiarazioni mendaci riferite al prodotto commercializzato. Ciò che manca alla realtà del km 0, a livello nazionale, è un chiaro strumento che lo disciplini, dando certezza al consumatore di ciò che acquista: non un semplice appellativo ma un effettiva realtà produttiva aderente a standard km 0.

Leggi anche La verità sul ‘km 0′: quale disciplina.

Autore: Luca Maria De Nardo

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