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E se il PC non ci fosse mai stato?

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Internet delle cose (Internet of Things, IoT): si parla molto oggi dei suoi possibili utilizzi e di come la vita di tutti noi cambia e cambierà con l’uso di oggetti in rete. Ma se invece l’IoT fosse arrivata cinquant’anni fa?

F14 ridL’MP944, il primo microprocessore della storia, era dedicato al controllo dei sensori e all’analisi dei dati di volo sul caccia americano F14. Realizzato nel 1969 dal team dell’ingegnere Ray Holt, è stato coperto per trent’anni dal segreto militare. L’MP944 in pratica faceva già quello che oggi chiamiamo Internet delle cose: interrogava i sensori, ne elaborava i dati in hardware dando in tempo reale risposte, ovviamente seguendo le normative militari. E quando il progetto ha avuto iniziato, internet esisteva già in ambito militare.

Che cosa sarebbe successo se l’MP944 fosse stato subito di pubblico dominio? La rivoluzione digitale di oggetti con una componente digitale (IoT) sarebbe arrivata per prima, rispetto alla rivoluzione di home e personal computer eclissandone la necessità e lo sviluppo che ne è seguito. Tutto il settore avrebbe seguito questo percorso e oggi tutto il lavoro di elaborazione dati verrebbe fatto su terminali o workstation tenute in ufficio o in luoghi simili a coworking. Non ci sarebbero nemmeno gli smartphone, che sono l’evoluzione miniaturizzata del concetto di personal computer. Nessuno chatterebbe h 24, spedirebbe immagini, foto o video, a raffica. Avremmo controlli domestici e sanitari molto superiori agli attuali; robot, droni e automobili intelligenti farebbero parte della quotidianità; esisterebbe una struttura diffusa sul territorio per la fabbricazione locale di oggetti singoli. Probabilmente non avremmo Internet per tutti, nemmeno il web.

Ray Holt racconterà tutto questo durante un ciclo di incontri che terrà in Italia in luglio a Roma, in occasione della presentazione della sua biografia “The Accidental Engineer”, scritta insieme al giornalista Leo Sorge.

Autore: Emma Deauville

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