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Sì alla sostenibilità, no ai nazionalismi

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Ecco una parentesi all’interno di un’intervista: non pubblicabile con cognomi e marchi, altrimenti sarebbe smentita, ma vera.

…fra l’altro stiamo sostituendo  le linee automatiche di confezionamento di due aziende italiane con quelle di un’azienda tedesca.

Perché? Problemi di efficienza?

No, perché dalla sede centrale in Germania ci è arrivata l’indicazione di utilizzare tecnologia tedesca.

Sono migliori di quelle italiane?

No, sono meno flessibili…Vede questo packaging secondario? Con le macchine italiane lo abbiamo sempre realizzato più piccolo e adatto al contenuto dei packaging primari all’interno; si risparmiava e il cambio formato avveniva in automatico, in modo rapido. Con quelle tedesche non conviene e siamo passati a packaging secondari tutti uguali.

E questo cosa comporta?

Un aumento dei costi di materia prima d’imballaggio secondario pari a X milioni di euro l’anno circa.

Se i tedeschi chiedono di comprare tedesco, i francesi di comprare francese, gli statunitensi di comprare americano, che senso ha parlare di globalizzazione e di sostenibilità?

Chi ha globalizzato veramente sono gli italiani: negli stabilimenti delle imprese nazionali trova tecnologie di vari paesi, non si guarda alla nazionalità ma all’efficienza.

E per quanto riguarda gli impegni nella sostenibilità ambientale?

Beh, adesso riprendiamo l’argomento principale dell’intervista…

Autore: Luca Maria De Nardo

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