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È l’Italia la terra dei fuochi?

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Pochi controlli sugli impianti. Il fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento di rifiuti è contenuto in questa sintesi del capitolo 3-Valutazioni della relazione della Commissione Parlamentare di Camera e Senato (relatori: onorevoli Braga e Vignaroli, senatori Arrigoni e Puppato).

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Il fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti, che, come si è detto, è emerso nella pubblica consapevolezza nel corso del 2017, sposta necessariamente l’attenzione di tutti i soggetti attivi nella difesa della legalità ambientale dal tema “classico” della combustione illecita di rifiuti, oggetto di provvedimenti legislativi ad hoc, al tema dell’interdipendenza tra eventi incendiari e mancata corretta chiusura del ciclo dei rifiuti (omissis)…

Come si vede, in proporzione l’anno 2017 è quello che ha fatto registrare il massimo numero tendenziale di eventi (con ulteriore aumento a partire dalla seconda metà dell’anno), ma la crescita del fenomeno risale già al biennio precedente.
La distribuzione territoriale vede una prevalenza di eventi al Nord, il che, in mancanza, come oltre si dirà, di spiegazioni omogenee per il fenomeno, al di là del diffuso “sovraccarico” degli impianti, conferma indirettamente quantomeno l’inversione del flusso dei rifiuti rispetto a storiche emergenze che hanno in passato colpito le regioni meridionali.
Alla maggiore concentrazione degli impianti di recupero e di smaltimento rifiuti al Nord contribuisce una logica preferenza per la vicinanza alla domanda, conseguente alla maggiore presenza di impianti industriali e alla maggiore urbanizzazione del territorio rispetto al Centro-Sud e alle Isole.

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A fronte di questi numeri crescenti, la risposta giudiziaria risulta non omogenea e non particolarmente incisiva negli esiti. Va intanto rilevato che sono pervenute risposte relative a poco meno della metà degli eventi segnalati alle procure della Repubblica(Sono pervenute alla Commissione risposte da 54 degli 87 uffici giudiziari interpellati relative a 118 eventi); le mancate risposte, oltre a una quota fisiologica di omissione o ritardo (che sulla base di precedenti esperienze di inchiesta della Commissione può stimarsi nel 25-30 per cento degli interlocutori) possono essere ipoteticamente ascritte alla mancata conoscenza degli eventi, in alcuni casi esplicitamente dichiarata.
Si verifica cioè che gli incendi all’interno di impianti di trattamento di rifiuti, in occasione dei quali intervengono, nell’esercizio delle rispettive competenze, Vigili del fuoco e agenzie regionali per l’ambiente, in alcuni casi non vengono segnalati come notizie di reato alle procure della Repubblica territorialmente competenti: si tratta di non meno di un terzo dei casi, ma si deve ritenere che il numero possa essere maggiore, in forza della cennata interpretazione delle mancate risposte degli uffici giudiziari.

La “cifra oscura” in questa materia potrebbe rivelarsi ulteriormente amplificata dalla “gestione domestica” di alcuni eventi da parte delle aziende interessate, senza il coinvolgimento dei Vigili del fuoco e degli organi di controllo ambientale, nonostante l’incidenza di questo tipo di eventi sull’ambiente.
Di seguito il quadro dei procedimenti penali, con la distinzione tra iscrizioni a “noti”, a “ignoti” e quelle, minoritarie, nel registro dei “fatti non costituenti reato”, a cui si aggiunge la quota dichiarata di mancata ricezione di notizia di reato.
Come si è detto descrivendo singoli casi nel paragrafo 2.2, diversi uffici giudiziari hanno in effetti ricevuto notizia di incendi in impianti mediante la comunicazione della Commissione e hanno potuto così avviare indagini sino ad ora non svolte. Circa la metà degli eventi ha dato luogo a procedimenti penali a carico di ignoti, che tali, nella quasi totalità, sono rimasti sino all’archiviazione.
L’esercizio dell’azione penale ha riguardato il 13 per cento dei casi ma a questo proposito va fatta una precisazione riguardante i reati per cui si procede.
Solo in cinque casi, infatti, è stata esercitata l’azione penale per il delitto di incendio, doloso o colposo, mentre negli altri casi l’incendio è stato occasione per accertare altri reati ambientali, derivanti da irregolarità nella gestione degli impianti.

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La limitatezza della risposta giudiziaria non consente di fornire in maniera coordinata e documentata una spiegazione del fenomeno sin qui descritto.
È peraltro possibile formulare ipotesi generali che spieghino l’aumento degli eventi, in una prospettiva complessa da cui far derivare alcune raccomandazioni ad esito della presente relazione.
Richiamata la premessa sull’impossibilità di fornire una spiegazione complessiva del fenomeno, alcuni elementi valutativi emergono comunque dall’insieme degli eventi:
– la fragilità degli impianti, spesso non dotati di sistemi adeguati di sorveglianza e controllo;
– la rarefazione dei controlli sulla gestione che portano a situazioni di sovraccarico degli impianti e quindi di incrementato pericolo di incendio;
– la possibilità, determinata da congiunture nazionali e internazionali, di sovraccarico di materia non gestibile, che quindi dà luogo a incendi dolosi “liberatori”;
– la disomogeneità delle risposte investigativa e giudiziaria, associata a una elevata “cifra oscura”, genera una differenza significativa

tra numero di eventi di incendio, eventi oggetto di indagine, indagini con esiti di accertamento di cause e responsabilità degli incendi; mentre, nell’ambito dei procedimenti penali instaurati, potrebbe risultare di particolare utilità la condivisione di protocolli investigativi, con diffusione su base nazionale delle migliori prassi e omogeneità negli accertamenti e nell’esercizio dell’azione penale;
– l’elevato impegno di risorse richiesto da un incendio in impianti di trattamenti di rifiuti per quanto riguarda le operazioni di spegnimento da parte dei vigili del fuoco, gli interventi di tutela della popolazione, i monitoraggi ambientali e le investigazioni, è tale da suggerire o imporre un investimento adeguato nella prevenzione, che sicuramente corrisponde a un interesse non solo di tutela ambientale ma anche di migliore gestione delle risorse pubbliche;
– la natura degli impianti di cui si tratta e lo svolgimento in essi di attività pericolose, richiedono una prevenzione coordinata che abbia riguardo al rilascio delle autorizzazioni in materia ambientale, alla certificazione antincendio – e al loro rinnovo – nonché a controlli non solo documentali ma anche fisici degli impianti, numericamente adeguati.
Va poi superata l’”invisibilità” di molti eventi: un incendio è un fatto potenzialmente costituente reato, nella forma dolosa o in quella colposa; le notizie di reato devono pervenire alle procure della Repubblica in forma utile e a seguito del necessario coordinamento informativo tra Vigili del fuoco, agenzie ambientali, polizie giudiziarie specializzate e territoriali, anche costruendo una base informativa comune, che risulti coerente nel riportare la natura dei fatti e i numeri.

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Dal punto di vista della qualificazione giuridica dei fatti, si deve ritenere che a fronte di un’attività pericolosa e soggetta e regole cautelari quale è quella della gestione degli impianti di trattamento dei rifiuti, la prima ipotesi di reato possa essere quella di incendio colposo a carico dei gestori; salvo evidentemente il possibile accertamento di condotte dolose che abbiano causato l’incendio.

Al contempo la scorretta gestione dei siti, causa o concausa dell’incendio, può rivelare altri reati ambientali. E ancora: al di là dell’accertamento delle cause di ciascun incendio e delle eventuali responsabilità personali, oggetto delle indagini in sede giudiziaria, altri temi si riflettono sul possibile innalzamento dell’omogeneità e della qualità della risposta investigativa e giudiziaria, e prima ancora della qualità ed efficacia dei controlli in sede amministrativa:
– le vicende autorizzative riguardanti i gestori degli impianti;
– le situazioni societarie, assicurative e fideiussorie degli impianti;
– la natura e misura dei materiali stoccati (se rientrino nella tipologia di rifiuti per i quali il gestore è in possesso di autorizzazione, sia con riferimento alle caratteristiche qualitative che quantitative);
– il rispetto delle prescrizioni delle autorizzazioni ambientali;
– il rispetto della normativa antincendio e prevenzionistica.
Il contesto necessario è quello di una adeguata programmazione di controlli, anche con gli strumenti pianificatori riservati al Sistema nazionale di protezione ambientale ai sensi della legge n. 132 del 2016 che tenga in debito conto la complessa realtà dell’impiantistica allargando lo sguardo agli impianti apparentemente minori ma potenzialmente a rischio.
Una piena e totale conoscenza dello stato degli impianti da parte delle autorità competenti al controllo potrà poi garantire l’accertamento delle conseguenze ambientali derivate dall’evento, sia a fini di tutela della salute che, in sede giudiziaria, di valutazione della ricorrenza dei delitti di inquinamento ambientale ovvero di disastro ambientale, considerato che un incendio, come tale anche giuridicamente qualificato, in un impianto di trattamento di rifiuti o in una discarica, incide significativamente su più matrici ambientali; infine, l’attenzione successiva all’evento dovrà appuntarsi sulla conformazione della bonifica e sull’eventuale omessa bonifica.
Il tema degli incendi in impianti di trattamento dei rifiuti costituisce campo di prova di una capacità di coordinamento tra soggetti pubblici e di visione integrata dei problemi ambientali e del ciclo dei rifiuti, in difetto della quale non potrà esservi adeguata prevenzione del fenomeno.

L’Italia che ci piace…

A seguito dell’incendio del sito di stoccaggio di rifiuti speciali “Eredi Bertè” di Mortara, il Prefetto di Pavia Attilio Visconti ha avviato il progetto “Controlli speditivi” dei siti autorizzati di stoccaggio dei rifiuti, di natura “speditiva”, di ausilio agli accertamenti che già per legge vengono da sempre svolti dagli Enti competenti. La nuova formula organizzativa, ideata per la realizzazione di tale progetto, consentendo il superamento dei limiti imposti dall’annoso problema della carenza di organici e di risorse, ha determinato l’importante risultato conseguito, dal punto di vista del numero e della qualità, delle verifiche operate. La novità consiste nella formazione di un gruppo di lavoro, costituito e coordinato dalla Prefettura, composto da: personale dell’Arpa, della Provincia, dei Vigili del Fuoco e dell’Arma dei Carabinieri, le cui attività sono programmate sulla base di un monte ore aggiuntivo, dedicato espressamente ai controlli, messo a disposizione da ciascun Ente. Sembrava un esperimento destinato a naufragare, di fronte alla eterogenia ed ai possibili individualismi del personale preposto, viceversa ha avuto un grande successo dal punto di vista dell’afflato partecipativo e dei risultati conseguiti. Per la programmazione degli interventi, il monitoraggio dei siti autorizzati nonché l’elaborazione dei dati per l’individuazione delle caratteristiche principali del fenomeno, è stato, altresì, costituito in Prefettura, il “Nucleo Ambiente”. L’Operazione, presentata lo scorso 7 febbraio, ha rivelato un elevato numero di accertamenti positivi, tra non conformità amministrative e normative sulle dotazioni tecniche e di sicurezza.

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Autore: Elsa Riva

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