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My way

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Prosciutto, qual è la tua forma? Quale packaging ti identifica? Al momento, dire prosciutto e pensare a Parma o a San Daniele è per noi italiani un’equazione, con alcune varianti minori (Toscana, Modena, Carpegna, Sauris, ecc.). E sempre per noi italiani il prosciutto fino a qualche anno fa aveva due forme sole: coscia intera o fetta oblunga. Oggi il vassoio in PET rettangolare con top pelabile è diventato la sua nuova forma e uno strumento di diffusione presso i mercati europei. Forse in molti sono convinti che il prosciutto sia cosa nostra, ed in parte è vero: la qualità organolettica e commerciale dei prosciutti italiani è superiore ma il fenomeno dell’Italian sound ha già invaso questo settore.

 

Per i produttori e i prodotti italiani, la qualità e il gusto non sono fattori inerziali per proteggere il settore, occorre distinguersi e investire su come si vende e come si consuma. Senza titolo-3bSenza titolo-3aPotrebbe essere interessante sviluppare un ‘modo’, uno stile, un insieme di valori e vantaggi, un aggregato di esperienze sul prodotto che culminino in una strategia basata sulla brand experience e sul packaging? Può il packaging passare da contenitore a prodotto? E offrire gli elementi per creare una liturgia, per ripetere riti alimentari? Si tratta di domande sollecitate dal concept dal nome evocativo di Oink presentato in occasione della 52ª fiera suinicola internazionale di Reggio Emilia di aprile 2013 da una giovane di Parma.

 

Autore: Luca Maria De Nardo

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