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Norma UE sul recupero dei rifiuti metallici

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Il Regolamento UE n. 333/2011, più conosciuto come ‘Regolamento End of Waste’, stabilisce i criteri in base ai quali i rottami di ferro, acciaio e alluminio, inclusi i rottami di leghe di alluminio, sottoposti a operazioni di recupero in impianti autorizzati, cessano di essere considerati rifiuti, divenendo materie prime. Il Regolamento è il primo insieme di criteri comunitari relativo ad una specifica tipologia di prodotti, ma stanno per essere definiti i criteri relativi ai rifiuti tessili e a quelli costituiti da carta, vetro e pneumatici. Da qui, è breve il passo verso i restanti materiali da imballaggio. Quindi, è importante, sulla scorta di quanto emanato in questo regolamento specifico, comprendere la portata rivoluzionaria del provvedimento.

Subito utilizzabile. La norma specifica che un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi condizioni e criteri specifici, gli unici che permettono ai manufatti di cambiare status da rifiuti a … e qui sarebbe spontaneo dire materie secondarie, o materie prime secondarie. Invece no, il legislatore comunitario non consente più questa zona grigia in cui qualcosa non è più rifiuto ma non è ancora materia prima o prodotto. O il processo di recupero genera materie prime tout court immediatamente utilizzabili a norma di legge in altri processi produttivi, dotate di caratteristiche standard, con un loro mercato e un loro valore commerciale, oppure restano rifiuti, sia pur meno pericolosi o più facilmente recuperabili. Il concetto, la definizione e la realtà di materie secondarie tramonta definitivamente, almeno per oggi a cominciare dal settore dei rottami ferrosi e non ferrosi.

Se non rispettano queste condizioni. I nuovi criteri consentono di appurare l’effettiva ‘cessazione della qualifica di rifiuto’ e per i rottami sono conformi a due norme : la Direttiva 2008/98/CE e l’articolo 184-ter del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dall’art. 12 del D.Lgs 205/2010. I rottami sottoposti ai trattamenti di recupero perdono la qualifica di rifiuti, diventando prodotti liberamente trasportabili e utilizzabili da qualunque attività economica, se soddisfano al contempo le seguenti condizioni:

Prima condizione. Come materiali nei processi di recupero possono essere utilizzati solo i rifiuti contenenti ferro o acciaio recuperabile; i rifiuti pericolosi non sono utilizzati in questo tipo di operazione tranne quando si dimostra che, per eliminare tutte le caratteristiche di pericolo, sono stati applicati determinati processi e tecniche (specificate oltre). Nei processi di recupero non si possono utilizzare limatura, scaglie e polveri (contenenti fluidi quali oli o emulsioni oleose) e fusti e contenitori, tranne le apparecchiature provenienti da veicoli fuori uso, che contengono o hanno contenuto oli o vernici. I controlli di accettazione (effettuati a vista) di tutti i rifiuti pervenuti e dei documenti che li accompagnano sono effettuati da personale qualificato che è formato a riconoscere i rifiuti non conformi ai criteri indicati.

Seconda condizione (caso alluminio). Nella fase di attività che prevede processi e tecniche di trattamento, è necessario che i rottami di alluminio siano stati separati alla fonte o durante la raccolta e tenuti divisi oppure, nella fase di entrata, sottoposti a un trattamento per separare i rottami di alluminio dagli elementi non metallici e non di alluminio. Inoltre va garantito che siano stati portati a termine tutti i trattamenti meccanici (quali taglio, cesoiatura, frantumazione o granulazione; selezione, separazione, pulizia, disinquinamento, svuotamento) necessari per preparare i rottamimetallici ad essere utilizzati direttamente. Ai rifiuti contenenti sostanze pericolose vanno applicate prescrizione specifiche.

Terza condizione. Relativamente alla qualità dei rottami ottenuti dall’operazione di recupero, occorre assicurare che siano suddivisi per categorie, in base alle specifiche del cliente, alle specifiche settoriali o ad una norma, per poter essere utilizzati direttamente nella produzione di sostanze o oggetti metallici nelle acciaierie e nelle fonderie. Esistono obblighi minimi di monitoraggio interno: personale qualificato deve classificare ogni partita. Seguono indicazioni sulle quantità massime ammesse in percentuale sul peso di materiali estranei e loro natura. Importante è il monitoraggio periodico di ogni partita: il processo che ha condotto alla scelta della frequenza del monitoraggio deve essere documentato nell’ambito del sistema di gestione della qualità e dovrebbe essere accessibile per l’audit. Rientra nei controlli la presenza di ossidi in eccesso, presenza di oli, emulsioni oleose, lubrificanti o grassi, attività radioattiva (monitorata da personale qualificato). Tutti gli addetti dedicati al controllo qualitativo relativo alla pericolosità deve essere debitamente formato e addestrato.

Quarta condizione. Sono previste sia la dichiarazione di conformità sia l’implementazione di un sistema certificato di gestione della qualità. Il produttore o l’importatore stila, per ciascuna partita di rottami metallici, una dichiarazione di conformità. Sempre il produttore o l’importatore trasmette la dichiarazione di conformità al detentore successivo della partita di rottami metallici, conserva una copia della dichiarazione di conformità (anche in formato elettronico) per almeno un anno dalla data del rilascio mettendola a disposizione delle autorità competenti che la richiedano. Per il sistema di gestione della qualità, il produttore lo applica allo scopo di assicurare la conformità alle prescrizioni; tale sistema prevede una serie di procedimenti documentati riguardanti ciascuno dei seguenti aspetti: a) controllo di accettazione dei rifiuti utilizzati come materiale dell’operazione di recupero; b) monitoraggio dei processi e delle tecniche di trattamento; c) monitoraggio della qualità dei rottami metallici ottenuti dall’operazione di recupero (che comprenda anche campionamento e analisi); d) efficacia del monitoraggio delle radiazioni; e) osservazioni dei clienti sulla qualità dei rottami metallici; f) registrazione dei risultati dei controlli effettuati a norma; g) revisione e miglioramento del sistema di gestione della qualità; h) formazione del personale. Inoltre, un organismo preposto alla valutazione della conformità che sia stato riconosciuto a norma di questo regolamento, o qualsiasi altro verificatore ambientale previsto dal regolamento (CE) n. 1221/2009 (EMAS) si accerta che il sistema di gestione della qualità soddisfi le disposizioni; tale accertamento è effettuato ogni tre anni.

Conseguenze attuali e future. Dal settore specifico di applicazione di questo primo Regolamento comunitario si può desumere il vasto portato sia di questa norma sia delle successive che nei prossimi anni investiranno tutti i materiali: le cosiddette MPS (materie prime secondarie) spariranno come definizione e come mercato, vi sarà quindi spazio soltanto per ‘prodotti’, da intendersi come materie prime direttamente utilizzabili in processi industriali per produrre altri manufatti. Pertanto, ogni output di attività di recupero che non potrà rispettare le condizioni di corretta gestione di tutti i processi di recupero sarà considerato soltanto rifiuto, senza possibilità di valorizzazione economica. L’impatto di questo e dei futuri regolamenti ispirati a questo primo testo determinerà sicuramente sia la scelta dei materiali, sia l’architettura dei prodotti, sia i processi automatici che generano output di difficile gestione: per l’industria manifatturiera sarà fondamentale controllare le conseguenze dei propri processi in termini di potenziale produttivo di rifiuti, sia direttamente in stabilimento sia come gestione a fine vita dei suoi prodotti. Progettare quindi un manufatto tendenzialmente monomaterico, facilmente disassemblabile, semplice da bonificare nel caso in cui contenga materiali estranei o rifiuti pericolosi potrà costituire un vantaggio per gli operatori successivi della filiera. Infine, un prodotto orientato alla recuperabilità totale dei materiali potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo in chiave di accettazione da parte del mercato e dei clienti-consumatori.  (di Luca Maria De Nardo e Paolo Pipere-Pubblicato su COM.PACK n. 3-2012)

Autore: Luca Maria De Nardo

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