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Packaging Valley: perchè la?

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lamborghiniLa visione improvvisa di una trebbiatrice degli anni ’20 ad una sagra di mezza estate a Ospedaletto, dietro Coriano (RN), crea istantaneamente un collegamento visivo con macchine molto differenti e più moderne eppure in qualche modo simili: le confezionatrici automatiche. Entrambe macchine di processo alimentare, entrambe basate su ruote, giunti, pulegge, cinghie, ruote dentate; entrambe basate su un flusso di entrata del prodotto e di uscita del prodotto trasformato; entrambe al servizio della filiera alimentare. La parentela è anche in certe forme della struttura e la ragione è negli artefici.

Macchine agricole anni 20Uomo-chiave dell’agricoltura tradizionale basata sul lavoro dell’uomo e dell’animale era il fabbro che produceva strumenti per lavorare la terra, per lavorare i suoi frutti, per costruire gli aratri e i carri, per fabbricare i cancelli e chiavistelli che chiudevano aie e granai. La meccanizzazione chiese sempre a loro di creare macchine semi-automatiche come i trattori e le trebbiatrici, capaci di liberare l’uomo dalla schiavitù della fatica. Dove c’è tanta agricoltura ci sono tanti fabbri e tanti ferrari e ferreri. E quando si trattò di liberare gli agricoltori dai costi elevati del lavoro manuale di confezionamento si chiese ancora ai fabbri e ai ferrari di fare il salto: di creare le macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio.

Macchine agricole anni 20 bisNon è un caso se il packaging è nato in una food valley ricca di stimoli e se rientra in un modello evolutivo sistemico che crea eccellenze in vari settori contigui: automobili, motociclette, macchine di processo, motori, elettromedicali, macchine utensili. Di lamiere e ingranaggi è stato ed è ancora ricco anche il mantovano, che mise al mondo a partire dagli anni ’40 oltre tre generazioni di costruttori di etichettatrici, ancor oggi sui mercati internazionali.

Tetra Pak wood concept machine

Modello di macchina forma cartoni a tetraedro del 1946 di Tetra Pak.

Nella bassa si racconta che un certo Cortellazzi, appena finita la guerra, esponesse una macchina che confezionava spaghetti in buste di carta ad una fiera agricola in Svezia: il principio di base era quello di due ganasce di legno che comprimevano lungo il medesimo asse un foglio di carta tubolare formando una sorta di primitivo flow-pack.

Pare che un giorno di fronte a quella macchina passasse Ruben Rausing: rimase affascinato da quel movimento e nella sua mente immaginò che uno dei due lembi del tubolare ruotasse di 90° rispetto all’altro. Si dice che il famoso Tetraedro sia nato così. E non è un caso che la seconda sede più importante della multinazionale sia oggi in Italia, a Modena e a Rubiera (RE). Verità o leggenda, questa terra padana (non solo emiliano-romagnola), è oggi chiamata alla terza evoluzione-rivoluzione: quella delle fabbriche.

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Autore: Luca Maria De Nardo

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