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Perù: nuove tendenze nell’agroalimentare

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Se le vestigia dell’impero Inca continuano a costituire un forte richiamo per gli amanti delle vacanze che portano alla scoperta delle antiche civiltà, oggi il Perù vuole proporsi al mondo non più solo come meta turistica, ma in quanto produttore di alimenti in grado di competere sui mercati esteri, anche delle economie evolute. Lo ha dimostrato con il forte impulso all’internazionalizzazione di Expoalimentaria, la manifestazione dedicata al settore agroalimentare che si è tenuta a Lima tra il 19 e il 21 settembre, organizzata, non per nulla, dall’associazione degli esportatori peruviani (Adex). Gli oltre 600 stand hanno ricevuto la visita di oltre 6.000 buyer nazionali e più di 2.000 esteri: circa il 40% proveniva dagli altri Paesi del Sud America, ma oltre la metà da mercati geograficamente più lontani come quello del Nord America (556 visitatori) e dell’Europa, da cui sono giunte 485 persone. Tali presenze testimoniano un’attenzione verso l’offerta agroalimentare peruviana, sia da parte delle economie consolidate che di quelle emergenti.

Tradizione e innovazione. Nell’offerta espositiva si può leggere la volontà delle aziende di mantenere ben saldo il legame con le proprie radici agricole ed alimentari, ma allo stesso tempo di proporsi ai mercati internazionali con prodotti in sintonia con i loro desideri. Per esempio, tutte i produttori di estratti, oli, snack e dolciumi a base di prodotti agricoli tipici (come la quinua, la maca, il sacha inchi…) ne esaltavano le caratteristiche dietetiche e nutrizionali con una strategia di comunicazione del tutto simile a quella presente sulle riviste femminili occidentali, che ne sottolinea – a seconda dei casi – la ricchezza di fibre, la presenza di acidi grassi essenziali e di microelementi. Un altro prodotto della tradizionale gastronomica peruviana è il tamal – una sorta di polenta farcita con carne – che solitamente viene venduto fresco, già pronto al consumo in monoporzione, sfuso e avvolto nelle foglie di mais. Un’azienda, la RAM Industries, lo ha riproposto in chiave moderna: il tamal, stabilizzato termicamente per raggiungere un tempo di conservazione di un anno, è confezionato in busta flessibile, adatta per il riscaldamento in microonde o in acqua bollente. Il prodotto appare innovativo e – per certi versi – di rottura, in un Paese in cui spesso chi può permettersi di acquistare un prodotto ad alto contenuto di servizio come questo può in genere permettersi anche una domestica a tempo pieno che si occupi della cucina.

Tra le curiosità presenti in fiera, almeno agli occhi di una visitatrice italiana, sicuramente merita il primo posto il panettone confezionato in una busta in poliaccoppiato, con impugnatura a fagiolo e chiusura zip. Questa modalità, che si affianca al più consueto astuccio in cartoncino e alla latta – proposta per le confezioni regalo -, potrebbe non sfigurare anche sugli scaffali della grande distribuzione italiana. Il sacchetto, pratico da maneggiare e trasportare e molto più comodo da richiudere rispetto ai laccetti dei tradizionali sacchetti, è anche un efficace mezzo per la comunicazione del marchio. A volte uno sguardo non viziato dagli usi consolidati può permettere di individuare soluzioni nuove per un prodotto tradizionale.

Un tema di grande interesse. L’industria alimentare peruviana si è resa conto dell’importanza dell’imballaggio nella presentazione del prodotto, soprattutto di quello destinato ai mercati esteri: lo dimostra il fatto che per la prima volta la fiera ha ospitato un convegno dedicato a questo argomento, il più seguito (con oltre 700 partecipanti) dei tre che hanno scandito le giornate della manifestazione. «Le nuove tendenze dell’industria dell’imballaggio – ha affermato Juan Varilias, presidente di Adex inaugurando il convegno – rappresentano un’alternativa per migliorare la redditività delle imprese attraverso la riduzione dei costi di produzione, soprattutto se desiderano essere più competitive nell’esigente mercato dell’esportazione alimentare». Gran parte del convegno, infatti, è stata dedicata alle ruolo del packaging nelle strategie di marketing dei prodotti alimentari, prendendo spunto anche da esperienze di Paesi come la Colombia e la Cina.

Sostenibilità, questa sconosciuta. Un’ultima annotazione: è mancato, negli argomenti trattati nel convegno e negli stand delle aziende, ogni accenno al tema della sostenibilità. Evidentemente il livello di sviluppo del Paese (dove per esempio non esiste ancora un sistema di raccolta differenziata organizzato) non permette ancora di ragionare in termini di impatto ambientale, economico e sociale della crescita. D’altro canto il mondo “evoluto”, che ha raggiunto il suo attuale stato anche grazie all’eccessivo sfruttamento delle risorse (ambientali ed umane) proprie e dei Paesi meno sviluppati per secoli, può davvero permettersi di dare lezioni di sostenibilità?

Autore: Luca Maria De Nardo

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