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Riutilizzo del caffè in cialda

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Il team di ricercatori della facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università di Bolzano ha trovato un nuovo utilizzo per i residui di caffè contenuti nelle cialde esauste, per ridurne la quantità di rifiuto prodotta.

Il progetto, nato per caso come il team afferma da un momento di socializzazione in pausa caffè, prevede che dalle polveri di caffè vengano estratti antiossidanti e lipidi naturali destinati all’industria alimentare. Questo avviene tramite un impianto funzionante con CO2 supercritica, ovvero in stato tra liquido e gassoso, come quello presente nei laboratori di Bolzano e che nell’industria alimentare è già impiegato per la produzione di caffè decaffeinato, così come per l’estrazione di oli essenziali, antiossidanti e coloranti. L’esperimento è avvenuto travasando le polveri di dieci chilogrammi di cialde esaurite nel reattore dell’impianto, in cui l’anidride carbonica, funzionando da solvente, attira con sé le sostanze affini nella matrice per separarle poi nello stadio finale.

“Il processo presenta notevoli vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali” afferma il prof. Scampicchio. “Innanzitutto, gli estratti naturali ottenuti sono privi di solventi o residui inquinanti. Poi, la tecnologia è ecologica in quanto usa solo anidride carbonica come solvente. Questa è atossica, naturale e viene completamente riciclata alla fine del processo. Infine, le temperature usate non superano i 40°C, quindi si parla di estrazione a freddo, per preservare al meglio i preziosi olii essenziali”.

“Si tratta di un esperimento importante oltreché innovativo”, conclude il prof. Scampicchio, “l’UE spinge sempre di più verso una produzione alimentare sostenibile, rispettosa dell’ambiente e capace di sviluppare nuovi posti di lavoro – L’università ha quindi il dovere di lavorare su questo ambito e offrire alle aziende le informazioni e i dati necessari per aiutarle nello sviluppo di nuovi processi di recupero degli scarti di produzione, nello sviluppo di alimenti e ingredienti più sani e naturali, oltre che nell’impiego di tecnologie più sostenibili. Un esempio valido ed ecologicamente sostenibile, viene proprio dagli scarti del caffè!”.

Autore: Giorgio Sala

Commenti (2)

  1. giampaolo scrive:

    La CO2 scf è utilizzata ormai da anni; quello della valorizzazione dei “sottoprodotti” del caffè, perché risulta errato parlare di scarti, è stato il promo ambito di utilizzo della CO2 supercritica, per estrarre caffeina per la produzione di coca cola, ormai circa 20 anni i orsono.
    Ci sono progetti di questo tipo, dove si prevedeva l’utilizzo della CO2 scf per la valorizzazione di numerose categorie di sottoprodotti della filiera agroalimentare, presentati alcuni ai vari enti pubblici della PAT preposti alla valutazione per possibili finanziamenti, ma non sono stati ritenuti innovativi….ciò fa sorridere…

  2. Luca Maria De Nardo scrive:

    Egregio signor Toccoli, le risponde Luca M. De Nardo, direttore di questo magazine on line. In attesa di un riscontro da parte dell’Unversità di Bolzano, rispondo alla sua precisazione: concordo sul fatto che sia un’applicazione non nuova e che la pubblica amministrazione non abbia gli strumenti per valutare i benefici di determinate applicazioni. Ciò che è cambiato rispetto a 20 anni fa è il sistema delle raccolte differenziate da una parte (che produce ‘cluster’ di materiali da valorizzare) e l’esplosione del caffè espresso domestico in cialde dall’altra (nel 2018 si supererà forse il traguardo dei 50 miliardi di unità a livello mondiale): ciò significa (4 grammi a cialda) 200.000 t da valorizzare a fine vita. Sarà una prospettiva? Forse sì, o forse no: il comune di Amburgo, intanto, ha vietato di spendere soldi pubblici in prodotti/servizi che generino manufatti post consumo monouso (bicchieri, caffè in cialde, bottigliette d’acqua, ecc.).

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