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Saccheria F.lli Franceschetti a Ecomondo

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Maurizio Bonardi di Saccheria F.lli Franceschetti spa (sito ufficiale) illustra tecnologie e relativi vantaggi ambientali applicati alla filiera del packaging presentati in occasione di Ecomondo 2017.

Quale vantaggio diretto o indiretto ritenete che la vostre tecnologie porteranno alla filiera del packaging? Il nostro prodotto è in fase di diffusione perché è facilmente riempibile, con manodopera non specializzata, velocemente fruibile e movimentabile: questo inevitabilmente abbassa i costi di gestione nella filiera del packaging.

Che cosa hanno rappresentato i grandi sacchi nella gestione dei rifiuti? Qual è stato il loro apporto in termini di sicurezza ed economicità? Il grande sacco industriale è un prodotto in fase di diffusione anche in questo settore grazie anche alla sicurezza che offre, con prestazioni conformi alla normativa ONU; prima la gestione del rifiuto presentava aspetti di ambiguità, molto era lasciato alla spirito di iniziativa e alla buona volontà dell’utilizzatore finale, ora le norme sono più stringenti e questo saccone è diventato quasi un’icona e uno strumento indispensabile per il trasporto dei rifiuti.

Perché sono contenitori sicuri? Come si riconosce la qualità tecnica di questi sistemi di trasporto e stoccaggio? Le normative ONU fissano parametri certi e sicuri, ma la qualità reale va sempre testata in modo approfondito: le grammature dei tessuti sono un fattore molto importante, nel caso specifico dell’amianto è prevista una doppia protezione, con uno strato esterno in polipropilene, uno in polietilene interno che protegge come da norma l’eventuale fuoriuscita di prodotto. In pratica la grammatura verificata rivela se il sacco è di qualità.

Come migliorare gli standard di sicurezza delle piattaforme di riciclo in Italia? I grandi sacchi possono dare un contributo in tal senso? Il problema nelle piattaforme è che la normativa italiana lascia spazio all’interpretazione della norma, quindi se vi fossero norme più chiare e restrittive la situazione sarebbe più semplice e permetterebbe di fornire un prodotto sempre adeguato. Si tenga conto, poi, che lo stesso rifiuto viene gestito in maniera differente da regione a regione, la qualità quindi è variabile: per esempio, la lana di roccia è considerato rifiuto pericoloso in alcune regioni, in altre no. In presenza di una normativa specifica e chiara, il saccone sarebbe più adeguato per l’utilizzo per il quale è stato progettato.

Il problema dei rifiuti plastici marini potrebbe trovare nelle vostre tecnologie adeguate risposte tecniche ed economiche? Si potrebbero realizzare grandi sacchi ricorrendo a plastiche di recupero? No, purtroppo non possono essere utilizzate, perché cambiano troppo le caratteristiche meccaniche, però il saccone è uno dei prodotti più usati per l’insaccamento delle materie prime rigenerate. Tuttavia, se utilizzati in maniera corretta, se non esposti alla luce solare e agli agenti atmosferici perché il polipropilene degrada, i sacconi durano parecchi anni, e sono generalmente riutilizzati più e più volte. Stiamo cercando di portare in azienda innovazioni gestionali e lo snellimento burocratico nel processo: la logistica sta cambiando tramite software dedicato e sviluppato ad hoc un anno fa per processare in mezza giornata un ordine a partire dalla sua ricezione in azienda. E questo software piace talmente all’esterno che abbiamo creato un settore aziendale a parte per la vendita all’esterno.

Autore: Luca Maria De Nardo

Commenti (2)

  1. FIVRA scrive:

    FIVRA (Fabbriche Isolanti Vetro Roccia Associate), l’associazione dei principali produttori di lane minerali (lana di roccia e lana di vetro per isolamento), in merito all’articolo “SACCHERIA F.LLI FRANCESCHETTI A ECOMONDO” (http://www.packagingobserver.com/saccheria-f-lli-franceschetti-ecomondo/) ricorda che la normativa per la classificazione e lo smaltimento dei rifiuti è unica in tutta Italia.
    In particolare, i rifiuti costituiti da lane minerali non sono pericolosi; vengono classificati come pericolosi solo quando sono verificate tutte le seguenti condizioni:
    — si sono perse le schede tecniche del prodotto;
    — non si vogliono condurre tutti i relativi test previsti dalla normativa.
    Ciò accade in tutta Italia ed è una scelta di comodo (per evitare di effettuare i test), non corrisponde alla realtà.
    Quanto sopra è stato confermato dal documento “Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV) – Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute”, approvato dalla Conferenza Stato/Regioni, su proposta del Ministero della Salute, in data 10 novembre 2016 (cfr. http://www.fivra.it/it/approfondimenti/27_fibre-artificiali-vetrose-fav-aggiornamento-delle-linee-guida-del-ministero-della-salute).

  2. Luca Maria De Nardo scrive:

    Grazie per la precisazione.

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