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Sostenibile e differenziante: il pack vincente secondo Tetra Pak nel segmento del pomodoro

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Apertura facilitata Tetra Pak2In occasione del World Processing Tomato Congress, tenutosi a Sirmione, sul Lago di Garda dall’8 all’11 giugno, abbiamo chiesto a Charles Brand di Tetra Pak (dal 2010 vice presidente, direttore marketing mondiale e responsabile sviluppo e pianificazione del portafoglio prodotti) il punto di vista del gruppo sulle dinamiche dei vari segmenti che compongono il mercato dell’oro rosso e del relativo imballaggio.

Rispetto al totale packaging del settore food, quanto pesa quello del settore pomodoro e derivati? E’ in calo o in crescita?

E’ difficile generalizzare, perché in ogni area del mondo il comparto ha un peso diverso che dipende dal livello economico del Paese e dalle abitudini alimentari. Il settore cresce leggermente dell’1% all’anno, trainato soprattutto dalle economie in via di sviluppo, che sono destinate a divenire le nuove protagoniste del mercato del pomodoro. Nelle economie sviluppate crescono più velocemente i prodotti a maggiore valore aggiunto, come i condimenti per la pasta, mentre sono in calo quelli basici come il pomodoro in latta o il ketchup; nelle economie emergenti, crescono le passate.

Charles Brand, dal 2010 vice presidente, direttore marketing mondiale e responsabile sviluppo e pianificazione del portafoglio prodotti di Tetra Pak.

Charles Brand, dal 2010 vice presidente, direttore marketing mondiale e responsabile sviluppo e pianificazione del portafoglio prodotti di Tetra Pak.

La domanda tenderà a globalizzarsi oppure si segmenterà per stili di consumo e culture d’uso?

Ritengo che ci siano due tendenze: da un lato ci sono dinamiche globali comuni a tutte le aree del mondo; dall’altro resistono delle differenze tra le aree geografiche, delle specificità legate alle abitudini di consumo. Fra i trend globali figurano lo sviluppo delle tecnologie e dell’IT, ma anche dei consumi fuori casa. Pensando al beverage, mi viene in mente un esempio: in Cina si bevono i succhi di frutta dei principali brand internazionali, ma resiste il consumo delle bevande tradizionali. E’ difficile prevedere cosa succederà in futuro, ma ritengo che globale e locale continueranno ad andare di pari passo e la conseguenza per le aziende alimentari è che dovranno assecondare i trend globali mentre sviluppano soluzioni a livello locale. E’ un fenomeno che coinvolge anche il mercato del pomodoro trasformato.

Prevarrà l’interesse per prodotti già pronti oppure per i semi-lavorati?

Si dedicherà sempre meno tempo alla cucina, quindi aumenta la domanda di prodotti convenience, ma resta la voglia di personalizzare quello che si porta in tavola. Si pensi al Brasile: per centinaia di anni le madri hanno cotto i fagioli freschi o secchi per la propria famiglia, oggi preferiscono acquistarli in Tetra Recart, per poi terminare la preparazione con gli aromi che preferiscono. Credo che questo sia il futuro: prodotti preparati e comodi da usare, ma ancora personalizzabili.

Senza titolo-1Sarà più importante il mercato finale oppure quello degli operatori della ristorazione commerciale e collettiva?

Ritengo che l’industria alimentare dovrà indirizzarsi verso l’Out of Home. In tutte le economie si passa sempre più tempo fuori casa e quindi si mangia più spesso in ristoranti, fast food, piccoli locali… Questa tendenza, propria delle economie sviluppate, si sta verificando anche in quelle emergenti, con una differenza: i Paesi sviluppati hanno impiegato decenni per arrivare all’attuale tasso di consumo fuori casa; le economie giovani ci metteranno molto meno tempo.

Quali sono le attuali quote di mercato dei materiali da imballaggio? Come prevede che cambieranno in futuro?

Parlando del pomodoro, vetro e latta rappresentano in questo momento circa il 60% del mercato, la carta il 16-18%, la plastica il 20%, la quota restante sono altri tipi di imballaggi, come il pouch. Ritengo che, sia per ragioni di sostenibilità ambientale che di costo, il vetro e la banda stagnata siano destinati a perdere terreno a favore di carta e plastica. Abbiamo visto lo stesso fenomeno anche nel settore del beverage.

Quali fattori determineranno la scelta del sistema di confezionamento?

Anzitutto la sostenibilità. Si va verso una mancanza di materie prime non rinnovabili e questo favorirà i materiali come la carta. I consumatori sono sempre più attenti all’impatto ambientale e lo è anche il retail. Poi c’è il fattore prezzo, perché il mercato è sempre più competitivo. Altri driver determinanti sono la funzionalità (il consumatore vuole pack facili da aprire e pratici da usare) e la differenziazione, che permette di catturare l’attenzione sullo scaffale.

Stile di consumo-Tetra PakIl pouch sta conquistando quote di mercato nei prodotti asettici? Temete la concorrenza di questo sistema di confezionamento?

Non temiamo mai la concorrenza: i competitor sono lo stimolo per essere sempre all’avanguardia! Quanto al pouch sta crescendo ma parte da un livello molto basso e non credo che arriverà a un punto da impensierire. Piuttosto ritengo che i concorrenti più temibili siano gli altri operatori del settore carta e quelli della plastica.

Come risponde Tetra Pak ai materiali concorrenti?
Lavorando sui driver di cui abbiamo parlato prima: sulla funzionalità e sul convenience, con pack sempre più pratici da aprire e usare; sulla differenziazione, proponendo forme nuove e più impattanti. A questo proposito quando lanciammo il Tetra Recart compimmo una vera e propria rivoluzione, portando il cartone al di fuori del comparto beverage e introducendo un elemento completamente innovativo nello scaffale delle verdure in scatola. Quanto alla sostenibilità, attualmente il nostro pack è costituito per il 70% da un materiale rinnovabile, la carta. Stiamo lavorando per arrivare al 100%, cercando delle soluzioni green anche per le chiusure e i coating. Infine c’è la food safety, su cui abbiamo una lunga esperienza che costituisce per noi una preziosa eredità.

 

Autore: Luca Maria De Nardo

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