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Un paradosso all’italiana

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PizzaLa filiera industriale completa del processo alimentare e dell’imballaggio, fotografata dall’indagine congiunturale semestrale dell’Osservatorio Ipack-Ima (che prende il nome dalla fiera internazionale), è specchio delle contraddizioni in cui è costretto ad operare il sistema produttivo italiano. Grande credibilità e consistenti sbocchi all’estero consentono – è quanto emerge dalla lettura dei risultati dell’indagine – di proseguire nella dinamica degli investimenti e, fatto rilevante, di mantenere stabili i livelli occupazionali, nonostante le pesanti incertezze in Italia, che si ripercuotono sugli andamenti del mercato nazionale. In questa edizione, l’indagine dell’Osservatorio è stata ampliata all’intera filiera industriale ed ha preso in considerazione sia i produttori che gli utilizzatori di tecnologie, nelle nove business community* che compongono il panorama Ipack-Ima (riferito ai settori di destinazione rappresentati in fiera). Un campione di oltre un migliaio di aziende ha contribuito rispondendo all’indagine, fatto che rende l’analisi particolarmente significativa, e fornisce un sentiment attendibile dei settori, difficilmente colto da altre analisi economiche. IL CAMPIONE. L’indagine è stata articolata su un campione di 245 imprese, in prevalenza piccole e medie, produttrici di tecnologie nei settori dei macchinari, materiali/imballaggi e dei servizi e attive nelle varie business community, con circa 14.000 addetti, fatturato aggregato di 3,6 miliardi di euro. Sono state elaborate 455 risposte, in quanto molte imprese sono presenti in più di una business community contemporaneamente. Il campione delle imprese utilizzatrici è stato di 690 (pari a circa 26.000 addetti, e un fatturato di 15,5 miliardi di euro): si tratta di imprese tanto di piccole, quanto di medie e grandi dimensioni, nei settori del food e non food. Nel loro complesso, sono state elaborate 701 risposte, indice di una diversificazione produttiva più contenuta tra le varie business community.

TortelliniI RISULTATI E LE PREVISIONI. Le indicazioni raccolte a consuntivo del secondo semestre 2012 mostrano dinamiche articolate: i saldi del fatturato sono in prevalenza negativi (in aumento in un quarto delle imprese che producono tecnologie e in un quinto di quelle che le utilizzano, ma con riduzione di un terzo sia per le imprese produttrici che per le imprese utilizzatrici). In compenso, va bene l’export, che è sostenuto dalla vivace domanda estera. Ciò determina effetti benefici sull’occupazione, che rimane stabile. Lo scenario si rischiara osservando le previsioni per la prima metà del 2013: stabilità per le stime sul fatturato e trend ancora più favorevole per le esportazioni, consolidando la stabilità per l’occupazione. Più in particolare, i produttori di tecnologie mostrano ancora prudenza per la lenta ripresa degli investimenti sul mercato interno; gli utilizzatori risentono della crisi della domanda italiana. La disaggregazione dei “fornitori” tra macchinari, materiali e servizi vede premiati questi ultimi in termini di attese positive sulla crescita del fatturato, delle esportazioni e dell’occupazione. Tuttavia prevalgono attese positive sulle esportazioni anche per i macchinari e per i materiali. All’interno dei settori degli utilizzatori di tecnologie, il confronto tra food e non food è a favore dei secondi, per quanto riguarda le attese di dinamica del fatturato e delle esportazioni nel primo semestre 2013. (Fonte: Ipack-Ima spa)

LA NOSTRA VALUTAZIONE. Il sistema industriale italiano dei fornitori di tecnologie di processo e di packaging batte la crisi grazie alle vendite extra-UE e in parte UE, mentre il sistema industriale italiano che dovrebbe acquisire tecnologie di processo e di packaging, segna il passo, aspettando un’improbabile ripresa del mercato domestico. Nel frattempo il mondo ‘ha in bocca’ il Food in Italy: lo cerca, lo compra, lo consuma, lo vive in luoghi di experience food creati da altri, raramente da noi, che restiamo a guardare. Dopo la pizza, il parmigiano-grana padano e il caffé quali saranno gli altri mega-scippi che lasceremo compiere alla comunità internazionale? Certamente il comparto salumi (la Cina è il più grande produttore e consumatore di maiali al mondo), il settore del gelato e l’olio d’oliva. Cosa mancano? Non certamente le tecnologie, né i tecnologi, né le storia né gli ingredienti, ma la capacità di vendere.

 * Le nove business community esaminate dall’Osservatorio sono i settori industriali del Beverage (bibite, soft drink, acque, energy drink, succhi, baby drink, birra, vino), Chemicals Industrial & Home (petrolchimica, pitture, vernici, inchiostri, pulizia casa, detersivi), Confectionary (cioccolato, gomme, caramelle, canditi, liquirizia, gelatine, torrone, confetti), Dairy (latte, fermenti, yogurt, burro, formaggi, panna, baby food, gelati), Grain Based Food (pasta, pane, biscotti, pasticceria, farine, riso, cereali, couscous, mangimi) Hygiene & Beauty (profumi, cosmetici, igiene personale, creme, prodotti di bellezza, cura persona), Meat (bovini, suini, avicoli, ovini, caprini, equini, cunicoli, pesce e altre carni), Vegetable & Fruit (IV e V gamma, verdure, conserve, frutta fresca e secca, composte) e, infine, Pharma (medicinali).

Autore: Luca Maria De Nardo

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